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The city that didn't want to die

the city that didn't want to die


Varsavia è in pianura, l'unica eccezione è costituita dall'invaso della Vistola. Possiamo dunque osservare ancora più chiaramente il perimetro degli interventi umani sul territorio i quali hanno determinato trasformazioni e assegnato nuove destinazioni d'uso e funzioni a varie parti di città. Come appunto I sei progetti di paesaggio realizzati utilizzando le macerie della Seconda Guerra mondiale. In nome della continuità la città usò questi luoghi per sotterrare il passato e tracciare un futuro, cosa impensabile al tempo anche per gli stessi padri costituenti. Le immagini documentano l'antropogene di Varsavia, come prodotto, per la sua gran parte, di un passato traumatico.

Paesaggi ritratti
1. Lo stadio per I 10 anni della repubblica popolare della Polonia. (Oggi stadio Nazionale)
2. La collina di Szczesliwicka
3. Il monte Czerniakowski (Oggi monumento alla rivolta di Varsavia)
4. La collina Moczydlowska
5. La scarpata di Varsavia (Parte dell'ivaso del fiume)
6. Muranow

Come riportato da Witold Mieszkowski e Waldemar Siemin´ski in the Atlante storico di Varsavia (periodo di pianificazione 1945-1956): “Durante l'autunno e gli inizi dell'inverno del 1944 esisteva ancora la concreta possibilità che la temporanea capitale della Polonia potesse essere spostata dalla città di Lublino a Lódz, Cracovia, Poznan o addirittura Danzica. (Almeno fino al momento in cui non fu rasa al suolo dall'artiglieria sovietica). Fu solo nel tardo Gennaio 1945 che, con l'approvazione del Cremlino, venne presa la decisione di ricostruire Varsavia come capitale della Polonia”

Durante questo stesso periodo, dopo la disfatta della rivolta di Varsavia (ottobre 1944), L'architetto Maciej Nowicki insieme ad altri scampati alla guerra si rifugiò sui monti Tatra nel sud della Polonia. Tra I rifugiati vi erano alcuni studenti della facoltà di architettura ed insieme organizzarono seminari. Fu li che presero vita alcune idee visionarie per la ricostruzione del centro di Varsavia. La città sarebbe dovuta essere ricostruita utilizzando le rovine ed I detriti della stessa città pre-guerra in modo da ridefinire lo spazio urbano all'interno di un tessuto tridimensionale.

Warsaw is flat, with the exception of the Vistula River valley. All the more so we can clearly see the delineations of man-made interventions that have transformed and given new purposes and functions to various parts of town. Such as the six landmark projects utilizing WWII rubble. In the name of continuity, the city used these sites to bury its past and demarcate a future and that would have been unthinkable to its founders. These photographs document Warsaw’s anthropogenic landscape, largely a by-product of its traumatic past.



Featured landscapes
1. 10 Year’s of People’s Poland Stadium (now the National Stadium)
2. Szcze?s´liwicka Hill
3. Czerniakowski Mound (Warsaw Uprising Mound)?
4. Moczydlowska Hill
5. Warsaw Escarpment
6. Muranów

As reported by Witold Mieszkowski and Waldemar Siemin´ski in the Historical Atlas of Warsaw (Planning Period 1945-1956): “During the Fall and early Winter of 1944 there was still a very real possibility that Poland’s provisionary capital could have been moved from the city of Lublin to Lódz, Cracow, Poznan, or even Gdansk (at least until it was razed by Soviet artillery). It was only in late January 1945 that the final, Kremlin-approved, decision to rebuild Warsaw as Poland’s capital was made.”

During this same period, after the fall of the Warsaw Uprising (October 1944), the architect Maciej Nowicki and many other refugees ended up in Poland’s Tatra Mountains. Among the displaced persons were a number of architecture students who got together and set up workshops. It was here that they developed a visionary concept for the rebuilding of downtown Warsaw. The city was to be rebuilt by using the ruins and rubble of the pre-war city as a means for redefining the urban space within a three-dimensional fabric.


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